Ciao, sono Daniela. Dirigente d’azienda atipico, mentore in leadership e speaker ispirazionale.

Questo blog raccoglie le riflessioni di 25 anni di vita lavorativa sui temi che più mi affascinano:

- La motivazione, ovvero che cosa ti spinge (o non ti spinge o potrebbe spingerti) ad alzarti il lunedì mattina;
- L’efficacia, che sta al perfezionismo come un piatto di carbonara sta a una tartina al salmone quando muori di fame;
- La consapevolezza, che a volte si confonde con l’autostima, ma a differenza di quest’ultima non può mai essere in eccesso;
- La leadership, promettendo di non pubblicare mai alcuna vignetta sulla differenza tra un capo e un leader;
- Lo humour, perché due bicchieri di leggerezza al giorno puliscono l’organismo da cinismi e piagnistei.

Spero che ti piaccia e ti sia utile.

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Cosa serve e cosa non serve quando diventi capo per la prima volta - Daniela Castegnaro
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Cosa serve e cosa non serve quando diventi capo per la prima volta

Se lavori bene, se sei efficace, autonoma e attenta ai risultati, prima poi succede. A volte succede anche ai lecchini e agli opportunisti, ma non curartene; sto parlando di te che sei una grande lavoratrice e ti sei guadagnata le tue medaglie. Succede che diventi capo.

E qui cominciano i drammi. Perché ti senti inadeguata e quindi cerchi di prepararti al nuovo incarico. Sai qual è la prima cosa che fa una donna quando viene promossa? Compra libri e frequenta corsi. Cosa fa un uomo? Offre da bere agli amici.

Giorni fa un’amica mi ha chiesto consiglio su quali corsi frequentare adesso che è passata a dirigere un gruppo di colleghi. Era indecisa tra “parlare in pubblico”, “gestione del tempo”, qualcosa sulla gestione delle persone e qualcosa di più tecnico del suo settore specifico (è risk manager di una multinazionale). Fermo restando che se l’hanno promossa significa che i suoi capi sanno che è pronta, cioè lo sa già fare (leggi il mio post sulla sindrome dell’impostore), l’unico consiglio che le posso dare è di farsi aiutare nella gestione delle persone, che è la cosa più importante e più difficile per un nuovo manager.

Quante volte ho visto professionisti in gamba e stimati diventare pessimi capi per incuria o scarsa stima o abuso di autorità nei confronti delle persone che a loro riportano!

Cosa non serve per fare il capo

Non è così importante per un manager essere uno specialista nel proprio settore specifico, anzi è controproducente perché tende a far diventare accentratori, e gli accentratori, oltre che antipatici, sono dei colli di bottiglia.

Non è così importante saper parlare in pubblico: conosco capi introversi e ugualmente carismatici (è finita con gli anni ’90 l’epoca degli showmen stile americano, che incitano platee in delirio). Quello che importa è avere passione per quello che si fa: la passione è contagiosa. (E comunque, se ti serve qualche consiglio per superare il panico davanti a un pubblico, puoi leggere qui).

Non è così importante fare un corso di time management per sapere che si devono pianificare e svolgere per prime le attività più lunghe, cercando di parallelizzare, e lasciare che le altre riempiano i buchi: lo sapeva anche mia nonna, che preparava delle lasagne meravigliose incastrando perfettamente la cottura lenta del ragù, la stesa della pasta, la sbollentatura, la preparazione della besciamella, e solo quando la teglia era nel forno andava a apparecchiare.

Cosa serve per fare il capo

E’ importante come si gestiscono le persone: saper dare feedback in modo onesto e rispettoso, coltivare le persone capendo i loro talenti e facendoglieli usare, affrontare le conversazioni difficili e le performance scadenti, giustificare decisioni che potrebbero sembrare impopolari e creare un buon clima di collaborazione nel gruppo.

Tutto questo secondo me non si impara con un corso, anche se un corso può aiutare dando degli strumenti (per esempio sulla valutazione delle performance, o sull’approccio alle conversazioni difficili). Credo però che il coaching dia un aiuto più grande, perché non si focalizza sui diversi problemi pratici, ma lavora sulla persona che li deve affrontare.

Si dice spesso che il risultato di un team è sempre maggiore della somma dei risultati delle singole persone che lo compongono. Condivido, ma solo se le persone amano quello che fanno, se si sentono apprezzate e se sanno che il loro contributo è importante.

 

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