Ciao, sono Daniela. Dirigente d’azienda atipico, mentore in leadership e speaker ispirazionale.

Questo blog raccoglie le riflessioni di 25 anni di vita lavorativa sui temi che più mi affascinano:

- La motivazione, ovvero che cosa ti spinge (o non ti spinge o potrebbe spingerti) ad alzarti il lunedì mattina;
- L’efficacia, che sta al perfezionismo come un piatto di carbonara sta a una tartina al salmone quando muori di fame;
- La consapevolezza, che a volte si confonde con l’autostima, ma a differenza di quest’ultima non può mai essere in eccesso;
- La leadership, promettendo di non pubblicare mai alcuna vignetta sulla differenza tra un capo e un leader;
- Lo humour, perché due bicchieri di leggerezza al giorno puliscono l’organismo da cinismi e piagnistei.

Spero che ti piaccia e ti sia utile.

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Come il magico potere dello humour mi fa sopportare il decluttering - Daniela Castegnaro
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Come il magico potere dello humour mi fa sopportare il decluttering

Le vacanze sono al termine per me, ma forse non per tutti, quindi in questo primo post da rientro non parlerò di lavoro ma di un argomento da life coach: il decluttering.

Avrete sentito parlare di decluttering fino alla noia. Io pure.

Nessuno sano di mente può negare l’elementare concetto che una casa disordinata è esteticamente sgradevole e rende la vita più complessa e dispendiosa (ci metti il triplo a trovare quello che cerchi e se non lo trovi lo devi ricomprare).

Onestamente, anche se concordo sul fatto che l’ordine porti a una maggiore “pulizia mentale” e quindi maggiore efficacia ed efficienza, non mi alletta riordinare perché la trovo un’attività noiosissima. Un po’ come andare in palestra: sono così pigra che la paura di avere un paio di chili in più tra sei mesi non è sufficiente a convincermi ad andare in palestra oggi. Allo stesso modo la paura di essere meno efficiente in futuro non mi convince a mettere in ordine adesso.

Fortunatamente sto leggendo un piacevolissimo libro (“Progetto felicità” di Gretchen Rubin, di cui magari parlerò ancora) che sul decluttering ha trovato il modo di farmi sorridere.

La Rubin ha identificato con humour i tipi di accumulo che creiamo in casa e adesso, ogni volta che sto per mettere via qualcosa, mi chiedo se appartiene a una di quelle categorie. Se la risposta è affermativa, anziché imboscarlo da qualche parte, lo butto. (Non in senso letterale, s’intende. O lo do in beneficienza o organizzo uno “swap party”: quello che è inutile per me può essere utile a qualcun altro!).

Da quando affronto l’argomento con humour, mi riesce più facile non accumulare. Probabilmente la mia casa non diventerà più ordinata, ma di sicuro non peggiorerà.

Ecco i miei consigli, liberamente tratti da Gretchen Rubin.

 

  • Evita l’accumulo nostalgico. Nel mio ultimo trasloco ho ritrovato gli appunti di un paio di corsi universitari (fine anni ’80), i bavaglini dei miei due figli, le mie scarpe da flamenco, una rosa essiccata: tutta roba che non mi ha suscitato nessun sentimento significativo, in qualche caso mi ha provocato persino un leggero fastidio e solo una volta, quando si è snebbiata la memoria, mi ha fatto comparire un sorrisetto. I ricordi sono belli quando si accumulano, ma non così tanto quando si ritrovano. Dei corsi universitari ricordo le notti insonni, dei bavaglini ricordo il numero di lavatrici, del corso di flamenco e della rosa meglio non dire.

 

  • Niente è “probabilmente utile in futuro”. L’utilità si declina al presente. Solo un paio di anni fa ho buttato un portapacchi da agganciare sul tetto dell’auto, mai usato. Ho enne vasi da fiori (nessuno mi regala mai fiori comunque, salvo in ospedale, quando vengono messi in tristi bottiglie di plastica tagliate), due portatovaglioli (per feste in giardino, se avessi un giardino), uno svita-tappi-di-plastica (molto utile dopo gli ottant’anni, quando mi mancheranno le forze), diversi gettoni universali del carrello della spesa. La regola è: se non risponde alla domanda “mi è utile adesso?”, allora non va comprato. Una menzione a parte in questa categoria merita la tecnologia, che costantemente viene superata dal progresso: quanti cavi, dischetti e audiocassette giacciono impolverati in un cassetto di casa?

 

  • Vai in vacanza all’epoca dei saldi. Comprare qualcosa solo perché è in saldo non è una buona regola. Se proprio devi restare in città, durante i saldi esci di casa con la lista delle cose che ti servono e coi soldi contati.

 

  • Butta le bomboniere. Una mia amica mi ha confidato che le tiene solo per metterle in mostra quando chi gliele ha regalate viene in visita. Poi però si dimentica di tirarle fuori e, col passar del tempo, si dimentica anche chi gliele ha regalate. Allora tanto vale buttarle subito, no?

 

  • Se il vicino ti spiasse? Non puoi più permetterti di usare indumenti da ginnastica informi, lisi, stinti per i tuoi sabati casalinghi. Infilati una bella T-shirt e i leggings comprati quest’anno. Altrimenti questi diventeranno vecchi nell’armadio mentre ti ostini a indossare quelli di dieci anni fa che non si sono ancora rotti.

 

  • Tutti sbagliamo. Qualche volta (oppure in maniera seriale) sbagliamo a scegliere dove andare in ferie, a quale facoltà iscriverci, quali amici frequentare. Spesso sposiamo anche la persona sbagliata. Figuriamoci se siamo capaci di non sbagliare quando entriamo in un negozio. Tipicamente si tratta di acquisti aspirazionali (la taglia inferiore, tanto prima o poi dimagrisco, o il tacco dodici con plateau, tanto le metto anche col jeans, o il completino da tennis, che son vent’anni che non faccio una partita). Più l’oggetto del desiderio è caro e più cresce il rimorso. Quindi, per metterlo a tacere, teniamo tutta questa bellissima mercanzia imboscata da qualche parte, ancora col cartellino attaccato.

Conviene guardare in faccia la realtà e accettarci per quello che siamo. E dar via quanto abbiamo acquistato pensando di poter somigliare a Jackie Kennedy quando invece somigliamo solo a Daniela Castegnaro.

Buon rientro e buon decluttering a tutte!

 

 

 

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